Cubase come master keyboard: gestione e uso live di Cubase. 1a Parte

Cubase come Master KeyboardMolte volte si è parlato nei forum di cubase.it di come configurare Cubase per l’uso live con gli strumenti virtuali, utilizzando una o più tastiere/controller, eventualmente anche sovrapponendo (layer) o dividendo (split) i suoni su una stessa tastiera. Affronteremo ora questo argomento.
A cura di cubaser

Purtroppo, siamo ancora in periodo di transizione tra le versioni SX e Cubase 4, la cui gestione di alcuni parametri midi è cambiata, perciò dovrò differenziare, ove necessario, le spiegazioni a seconda della versione del software.

In una seconda parte approfondiremo l?uso dei controllers esterni e del menu ?Superficie di controllo generica?, che consente di assoggettare la quasi totalità dei comandi di Cubase ad uno o più controllers esterni.
Per questa occasione, il setup è il seguente: notebook (Toshiba A 100-704), scheda audio M-Audio Firewire 410 tastiere M-Audio Oxygen 8 V2 e Keystation 49e (potreste pensare che io sia un endorser M-Audio… è vero!).

Il primo esempio si riferisce a SX3.

Come prima cosa, creiamo due tracce midi, ognuna assegnata a un diverso input midi e a un diverso VSTi. Ho selezionato per la prima traccia Monologue e per la seconda traccia Embracer.
Sulla prima traccia troviamo come input midi USB speakers (la tastiera Oxygen) e come uscita midi Monologue, sul canale midi 1; la seconda, USB speakers 2 (la Keystation 49e), Embracer, anche questo sul canale midi 1. Per poter suonare contemporaneamente i due VSTi, occorre inoltre attivare l’icona Monitor di Traccia (l’altoparlantino che diventa giallo).

Figura 1

Figura 1

Questa è la configurazione più semplice in assoluto, che permette di suonare due timbriche diverse con due VSTi diversi su due diverse tastiere midi.

Supponiamo però di voler abbinare un secondo suono solista alla traccia midi 1. Creiamo una terza traccia midi, carichiamo un secondo Monologue, assegniamo l?input midi a USB speakers e l?out a Monologue 2, canale midi 1; attiviamo il monitor di traccia. Ogni tasto premuto sulla tastiera 1 (Oxygen) farà ora suonare i due Monologue contemporaneamente. Questa modalità di tastiera è denominata Layer e prevede appunto due suoni contemporanei e sovrapposti. Apriamo ora, cliccando sul campo Parametri Traccia, l’omonimo menu e, tramite il parametro Transpose settato a -12 abbassiamo il secondo Monologue di un’ottava in modo da creare un suono più pieno.

Figura 2

Figura 2

Siccome l’appetito viene mangiando, si potrebbe ora dividere la Keystation assegnando alla prima ottava un suono di basso synt, mantenendo per le altre tre ottave l’Embracer.

Creiamo quindi una quarta traccia midi, assegniamo il VSTi desiderato (Vb1), l’input midi a USB speakers 2, l’output midi a Vb1, canale midi 1.

Per dividere la tastiera in due parti, (Split) bisogna agire sul campo Intervallo del menu Parametri Traccia: sulla traccia Embracer, inseriamo nel campo Intervallo l’opzione Filtro sulle note, nel campo Min il valore C2 (do della seconda ottava) e nel campo Max il valore C6 (do della sesta ottava). In questo modo tutte le note al di fuori di questi due valori saranno ignorati per questa traccia.

Per la traccia del basso synt i valori saranno Min C-2 (il do più basso ottenibile da una tastiera Midi) e Max B1 (si della prima ottava). Dovendo trasporre in alto o in basso la zona destra, bisognerà ridimensionare i limiti rispettivamente Min C3 (+ 1 oct.) o Min C1 (-1 oct.). Per la parte sinistra Max B2 (+ 1 oct) o Max B0 (-1 oct.); sovrapponendo i limiti si possono ottenere zone di tastiera in cui suonano entrambi gli stumenti e zone in cui suonano splittati, combinando i limiti dei 2 campi Intervallo a disposizione si possono creare zone estremamente complesse. Naturalmente è possibile caricare un numero a piacere di VSTi (CPU e RAM permettendo) e di tracce/split/layer (tastiere midi e portafoglio permettendo). Il limite è costituito dalle porte USB/midi a disposizione, dalle caratteristiche del PC e naturalmente dalle nostre tasche.

Figura 3

Figura 3

E in Cubase 4?

Oltre alla pagina Parametri Traccia in C4 (ora nascondibile, click col tasto destro sull? inspector midi ? midi modifiers), lo stesso risultato si può ottenere con il plugin midi Input Transformer (trasformazione ingresso), che ora è disponibile direttamente nella pagina principale del Track Inspector..

Figura 4

Figura 4

In compenso, l’operazione di caricamento della traccia midi/vst instrument avviene con un solo click: tasto destro-aggiungi traccia strumento, inserire Embracer-invio; assegniamo la tastiera controller e attiviamo l’Input Transformer. No, non è UFO robot, ma un certo panico, guardando la finestra che si apre, può esserci venuto.

Input Tranformer è un modulo piuttosto sofisticato che fa in ingresso in tempo reale le funzioni del Logical Editor midi. Si tratta di una pagina mediante la quale è possibile filtrare, cancellare, modificare eventi o trasformarli in qualcos?altro. La pagina è divisa in due campi, il campo superiore determina il tipo di evento midi che si vuole modificare, nel campo inferiore viene inserito il tipo e risultato dell?eventuale modifica.

Niente paura, cominciamo: nel campo Modo inseriamo Filtro, poi click su Agg. Linea, nel campo Scopo Filtro inseriamo Valore 1, nel campo Condizione inseriamo Minore, nel campo Parametro 1 inseriamo il valore 48 (corrispondente al Do della seconda ottava, C2).

Abbiamo detto all?Input Transformer di analizzare il numero di nota in ingresso (Valore 1) e se lo trova minore (condizione di attivazione del filtro) di 48 (parametro che ci interessa) di filtrarlo e non farlo arrivare al VSTi collegato alla traccia; tutto ciò che è al di sotto di C2, C2 compreso, verrà quindi ignorato.

Trattandosi di un filtro, non occorre intervenire nel campo inferiore.

Figura 5

Figura 5

A differenza del normale Input Transformer (che comunque esiste ancora, nel menu degli Insert Midi) in questa pagina è possibile caricare contemporaneamente fino a 4 funzioni (moduli) diverse. Per attivare lo split bisogna spuntare la casellina denominata Modulo Attivo 1.

Con la stessa modalità creiamo una traccia Vb1, carichiamo Input Transformer, nel campo Condizione inseriamo Maggiore e nel campo Parametro 1 inseriamo 47 (B1, il Si della prima ottava). Attiviamo l’altoparlantino-monitor di traccia e il gioco è fatto. Tutto qui? Tutto qui, richiede indubbiamente poche operazioni. (Ho barato, l’Input Transformer c’è anche in SX3, ma così avete imparato 2 funzioni). Per il Layer basta attivare due tracce ed assegnare la tastiera controller.

La Goduria

Tralasciando il fatto che le impostazioni di Input Transformer possono essere salvate come preset, e quindi richiamate al bisogno (si può cambiare uno split al volo, per esempio), un’altra cosa interessante è che l’intera traccia può essere salvata come preset (con o senza VSTi) e quindi, fatta una prima programmazione, il lavoro successivo si riduce a pochi click del mouse.

Doppia Goduria :))

Potete salvare l’intera configurazione di split/layer, con o senza VSTi, come Gruppo Tracce e richiamarla con un solo comando o applicarla a tracce già esistenti, ovviamente il numero di tracce impiegate deve corrispondere.

E la trasposizione?

Anche la trasposizione di traccia “al volo”, oltre che dai parametri di traccia, può essere gestita attivando un secondo modulo di Input Transformer

Questa volta qualche operazione in più bisogna farla, ma tenete presente che, una volta salvato il preset, tutto sarà semplificato.

Selezioniamo e attiviamo il secondo modulo (click su Modulo Selezionato 2 e Modulo Attivo 2); Nel campo Modo inseriamo Trasforma; click su Agg. Linea nel campo superiore; Scopo filtro: Tipo; Condizione: Uguale; Parametro 1: Nota.

Click su Agg. Riga nel campo inferiore; Oggetto dell’Azione: Valore 1; Operazione: Aggiungi;

Parametro 1: 12.

Questa volta abbiamo una modifica: una volta stabilito tramite le istruzioni del campo superiore che tutti gli oggetti nota in ingresso vanno modificati, tramite il campo inferiore possiamo specificare che a qualsiasi numero di nota si presenti in ingresso vada sommato il valore 12.

Salviamo il preset ed avremo una trasposizione di + 1 ottava.

Fugura 6

Figura 6

Ritornando ai Parametri Traccia…

…possiamo notare che, nel campo Intervallo della pagina Parametri Traccia è presente, tra l’altro, una voce denominata Filtro Velocity. Se attivata, questa opzione consente di applicare appunto alla Velocity (dinamica di tastiera) il filtro che abbiamo usato per delimitare le zone di split. Inseriamo sulla prima traccia Monologue i valori Min 1 e Max 64, e sulla seconda traccia Monologue i valori Min 65 e Max 127 e avremo ottenuto un layer dinamico, vale a dire il suono della traccia 1 suonerà con dinamica da 1 a 64, mentre da 65 a 127 subentrerà il suono impostato sulla traccia 2.

Figura 7

Figura 7

Tranformer 2

Combinando diverse tracce è possibile avere quindi layers, multilayers con o senza dinamica, split e zone di sovrapposizione con una flessibilità totale.

Per ottenere le stesse funzioni si può usare anche l’Input Transformer; attiviamo il modulo prescelto, Modo Filtro, Agg. Riga nel campo superiore, Scopo Filtro: Velocity, Condizione: Uguale, Parametro 1: Nota. Aggiungiamo un’altra riga, Scopo Filtro: Velocity, Condizione: Maggiore, Parametro 1: 64.

Per identificare l?oggetto del filtro, in questo caso occorrono 2 righe: nella prima riga si identifica il bersaglio del filtro, cioè le note in ingresso; nella seconda riga, si specifica ulteriormente che il filtro va applicato solo se la velocity supera il valore di 64.

Per la seconda traccia Monologue, le operazioni sono identiche, salvo la condizione della seconda riga, in cui va inserito Minore.

Figura 8

Figura 8

Abbiamo parlato finora di VSTi monotimbrici, cioè in grado di gestire un solo suono e un solo canale midi per volta: le cose si fanno più interessanti se si volesse pilotare, ad esempio, un VSTi politimbrico, come un campionatore software. Prenderò ad esempio Sampletank II dell’italianissima IK Multimedia (ebbene sì, anche loro mi pagano!)

Abbiamo impostato finora il canale midi delle varie tracce sempre su 1, più che altro per semplicità, perchè, usando VSTi monotimbrici e monocanale, non ha una grande importanza se li si pilota sul canale 1, sul 16 o addirittura su Omni (tutti) modalità che utilizza tutti e 16 i canali midi su un’unica traccia: utile ad es. per i midifile formato 0, quelli che hanno tutte le tracce mescolate; in questo caso, il canale midi effettivo delle varie tracce comprese nel midifile è quello contenuto nel listato degli eventi all’interno della traccia stessa, vedi editor Elenco.

Se adoperiamo un VSTI multitimbrico, ad ogni traccia di Cubase va assegnato un canale midi diverso, che a sua volta pilota uno dei possibili slot di caricamento del VSTi stesso.

Generalmente, i canali midi simultanei sono 16, in questo caso ne adopereremo 4:

Figura 9

Figura 9

Ferme restando le impostazioni già usate prima, in questo modo useremo un solo VSTi per generare le 4 timbriche necessarie alla nostra Patch: un suono solista formato da due preset sovrapposti, un pad e un’ ottava di basso per la seconda tastiera. L’esempio citato è naturalmente valido anche per i due più usati concorrenti, Halion e Kontakt (che però non mi pagano).

Ogni VSTi, inoltre, ha il suo strip channel audio nel mixer di cubase; la possibilità di salvare assieme ai plugin volumi, panpot, effetti ed equalizzazioni di traccia, uscite separare ed altro porta questo sistema a livelli di versatilità assolutamente ineguagliabili da un setup tradizionale master keyboard/rack di moduli midi.

Ogni patch può essere salvata come progetto e i progetti possono essere visualizzati sullo schermo in modo Stacked (impila) e attivato volta per volta agendo sull’iconetta azzurra a forma di tasto on/off posta all’estrema sinistra in alto di ciascun progetto.

Figura 10

Figura 10

Ma Cubase è anche di più:

assieme alle impostazioni per i suoni possono essere naturalmente caricati in un progetto, da mandare in play, tracce midi ausiliarie, tracce audio, effetti vari, assieme naturalmente ai messaggi di program change per cambiare suoni all’interno di una stessa song ed eventualmente alle impostazioni e volume del metronomo; a questo punto però cominciano a sorgere alcuni problemi.

Generalmente, se si adoperano solo tracce audio e VSTi non pesanti, che non richiedono librerie campionate, i tempi di caricamento di un progetto sono immediati o comunque ristrettissimi; se però si facesse uso di VST samplers con grossi campioni o effetti pesanti, i tempi di caricamento, nel passaggio da un progetto ad un altro, potrebbero dilatarsi fino a raggiungere anche parecchi secondi, bloccando nel frattempo l’uso di Cubase. Come fare?

La soluzione è precaricare in un unico megaprogetto tutte le impostazioni, i files audio, i VSTi e i campioni necessari alla performance ed attivare volta per volta quelli necessari alla singola esecuzione.

Supponiamo quindi di preparare un progetto con 3 situazioni diverse:

La prima performance prevede due tracce audio, una traccia midi con un preset di percussioni e un preset di piano, entrambi caricati sul solito Sampletank sui canali 1 e 2

Figura 11

Figura 11

La traccia 2 è impostata per suonare il piano dal vivo sul canale midi 2, il metronomo è a 100.

La seconda performance prevede una traccia midi di archi, caricata sul canale 3 di Sampletank, e un preset di vibrafono per l’uso live, caricato su Sampletank, canale midi 4, metronomo a 114

Figura 12

Figura 12

La terza performance prevede un pad di Atmosphere sulla Oxygen 8 e un suono di pianoforte (the Grand 2) sulla Keystation 49, metronomo a 80

Figura 13

Figura 13

È previsto naturalmente l?invio del click al batterista, per cui il programma deve essere messo in play.

Come fare a passare da una configurazione all’altra?

Il trucco è disporre le performance in ordine temporale e automatizzare il mute delle tracce che non servono; il cambio di metronomo può facilmente essere impostato creando una Tempo Track.

La prima song/performance dura da battuta 1 a battuta 60, la seconda potrebbe cominciare da 64 fino a 130, la terza da 134 a 192. Ho lasciato intenzionalmente uno spazio vuoto di 4 misure (che potrebbero essere di più o non esserci proprio) per inserire eventuali 4 fuori per il batterista, o per dare il tempo al frontman di fare quattro chiacchiere con il pubblico; naturalmente, nulla vieta di stoppare e far ripartire manualmente il programma.

La tempo track si presenta così:

Figura 14

Figura 14

Allo stesso modo, saranno programmati in automazione i mute di traccia in modo da lasciare aperte solo le tracce in uso. Le tracce assegnate ai VSTi dovranno avere tutte il monitor di traccia attivo.

E’ necessario inoltre creare una traccia midi “zero”, senza suoni assegnati e tenerla selezionata in permanenza: indipendentemente dallo stato del monitor di traccia, infatti, la traccia su cui è fisicamente impostata la tastiera (quella/quelle selezionate) è attiva.

Il mute midi non azzera la traccia, per cui bisogna agire sul mixer audio; a tale scopo è necessario separare le uscite sui VSTi multitimbrici.

Dopo la battuta 64 i mute delle tracce audio cori e chitarra e quelli delle coppie di uscite separate 1 e 2 del Sampletank vengono attivati, mentre quelli relativi alle coppie di uscite separate 3 e 4 vengono tolti. rimangono in mute The Grand II e Atmosphere. (Il display comincia ad essere un pò affollato!)

Il fatto che tutti gli strumenti virtuali, l’audio e i campioni siano già caricati (CPU e RAM permettendo) garantisce tempi di cambio patch immediati.

Figura 15

Figura 15

Dopo aver fatto tutto questo popò di lavoro di programmazione, potremmo decidere però di cambiare la scaletta: scartata a priori l’idea del suicidio, la soluzione è creare dei Markers o tante Play Order Tracks quante sono le serate che dovremo sostenere. La funzione Play Order Track di Cubase prevede la creazione di playlists mediante l’inserimento e il richiamo di Markers.

I punti di start di ciascuna Patch/Performance/Song possono essere richiamati manualmente, tramite i Markers, oppure automatizzati tramite una traccia Play Order Track.

Per prima cosa, creiamo una Marker Track (tasto destro sulla colonna delle tracce – aggiungi Marker tracce) poi inseriamo i Marker stessi, o direttamente sulla finestra di Arrange con il tool Matita, o col comando appropriato che si trova sulla traccia stessa. Posizione e nome del Marker possono essere inseriti o modificati nel campo Part Inspector relativo. Il Marker desiderato può essere richiamato manualmente cliccando con il mouse sul numero corrispondente nell’area Marker della Transport Bar, oppure con le combinazioni SHIFT+N e SHIFT+B (successivo o precedente) oppure SHIFT+numero del marker (da 1 a 9). L’ area Marker nella Transport Bar mostra i primi 15 Marker, per i successivi si può cliccare direttamente sul Marker nella finestra di Arrange, oppure richiamarne uno aprendo il menu SHOW e selezionandolo dall’elenco.

Figura 16

Figura 16

Per creare una Play Order Track è sufficiente cliccare sul tasto destro nella colonna delle tracce e selezionare Aggiungi Play Order Tracce. Con lo strumento Matita, disegniamo la lunghezza della song desiderata sulla traccia Play Order, attiviamo la traccia, apriamo l’editor (iconetta “e”) e impostiamo l’ordine draggando le song dal riquadro di destra a quello di sinistra.

Figura 17

Figura 17

Varie Play Order Lists possono essere create e richiamate dall’apposito menu.

Figura 18

Figura 18

Esiste una soluzione più semplice per il cambio delle patch, a condizione però di non includere tracce audio o midi da mandare in riproduzione.

Supponiamo quindi di predisporre altre 3 situazioni: una prima patch con un suono di pianoforte di Sampletank II per la Keystation, canale midi 1, e musette per la Oxygen, canale midi 2; la seconda con vibrafono e organo, canali midi 3 e 4; la terza The Grand II e Atmosphere, entrambi sul canale midi 1.

Nel Mixer (F3) linkiamo i canali relativi a due a due (selezionare i canali interessati-tasto destro-collega canali). Attenzione, questa operazione va fatta sui canali di uscita audio dei VSTi e non sui canali midi (che del resto, per comodità e chiarezza, ho provveduto a nascondere sul mixer (cfr. il tutorial relativo, Mixer e dintorni, seconda parte).

Figura 19

Figura 19

Apriamo la cartellina denominata “Vst Instruments” nella colonna delle tracce (contiene i canali audio relativi ai vari VSTi) e mettiamo tutto in mute.

Mettiamo in solo la prima coppia di tracce (essendo linkate, i due solo si accenderanno contemporaneamente).

A questo punto, per cambiare le patches è sufficiente spostarsi su e giù per la colonna delle tracce usando i tasti cursore (freccia su e giù) della tastiera del PC: spostandosi in giù di una coppia, automaticamente la prima sarà messa in mute e la nuova in solo.

Figura 20

Figura 20

A parte la grafica più accattivante, la differenza sostanziale lavorando su Cubase 4 sono le Instrument Tracks. Usando le Instrument Tracks, non ci sono più distinzioni fra traccia midi e canale audio associato al VSTi che invece compaiono in SX3, e tutto il lavoro sarà semplificato.

Per il momento vi auguro un buon lavoro, a risentirci presto con la seconda parte.

Cubase come master keyboard: gestione e uso live di Cubase. 2a Parte

 

Valerio Nigrelli inizia prestissimo a farsi le ossa nei service audio scaricando furgoni di attrezzature. Appassionato di home recording lavora nel campo ormai da circa 20 anni. Dal giugno del 2005 ha raggiunto col nickname cubaser (visto il suo sviscerato amore per questo software) la comunità dei forum di cubase.it

Cubaser è Valerio Nigrelli, inizia prestissimo a farsi le ossa nei service audio scaricando furgoni di attrezzature.

Appassionato di home recording lavora nel campo ormai da circa 20 anni. Dal giugno del 2005 ha raggiunto col nickname cubaser (visto il suo sviscerato amore per questo software) la comunità dei forum di cubase.it.

È docente certificato Steinberg

Potete scrivergli su valerionigrelli@cubase.it
Potete navigare fino al suo sito www.valerionigrelli.it
Potete andarlo a trovare nel suo negozio:

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