Arturia Beat Step Pro: Ieri, oggi, domani e Cubase 8.5 Input Transformer

Arturia_Beatstep_pro_000_miniIn questo articolo parleremo del nuovo prodotto di Arturia, Beatstep Pro ma partendo da un punto di vista forse diverso, in modo da non riempire Internet sempre con le stesse solite “recensioni” sull’ultimo gadget elettronico musicale. Per il momento diremo che…
A cura di cj

 

Arturia Beatstep Pro è un Controller e Sequencer in grado di comunicare con i sistemi elettronici che che si sarebbero potuti trovare in uno studio musicale dagli anni ’60 fino a oggi, CVMIDI e USB ed è destinato a tutti coloro che hanno bisogno di un sequencer monofonico a due tracce più una per la batteria e che potrebbero incontrare un synth analogico nel loro cammino artistico. Ma non è detto, se avete anche solo un computer con Cubase oppure Ableton Live, molto usato in certi ambiti musicali, Beatstep Pro avrà sicuramente più di una ragion d’essere nel vostro setup.

 

C’era una volta…

Il ciclo vitale di una zanzara

Dopo Il “depistaggio per il funzionario della RAI” (cit) facciamo una piccola deviazione e parliamo del “ciclo della vita”, ovvero la rappresentazione simbolica dei modi della Natura di dare e togliere la vita alla terra e all’uomo, o semplicemente il ciclo di riproduzione di una zanzara (immagine wikipedia).
È un discorso sempre interessante da affrontare, anche se applicato alle cose che non sono relative alla Vita stessa, ma solo al prodotto dell’ingegno dell’uomo.
(Chi non fosse interessato a questa parte può scorrere verso in basso direttamente verso la recensione)

I motivi per cui la natura va in determinate direzioni sono completamente diversi e per fortuna molto più profondi di quello che accade con l’opera dell’uomo. Quest’ultima spesso riguarda motivazioni di opportunità, scelte economiche e perchè no, anche di moda.

Vedere oggi tornare in voga orologi digitali giapponesi degli anni ’80, al punto da essere ambiti dagli under 18 e pagati a peso d’oro rispetto a quando sono stati immessi sul mercato la prima volta, fa un po’ sorridere e venire in mente solo la parola: “marketing”. (buon per la casa giapponese, produttrice tra l’altro di ottimi strumenti musicali digitali).

Nel caso della tecnologia musicale però, se da una parte c’è un mercato da sfruttare e degli strumenti da vendere, dall’altra ci sono delle evidenti influenze della tecnologia stessa nel mondo della musica suonata, sia da punto di vista delle sonorità che dal punto di vista dell’esecuzione.

 

Il lato Sonoro

Musicalmente parlando e per quanto riguarda le sonorità di strumenti musicali che molti di noi usano, il “ciclo della vita” ha visto una serie di innovazioni tecnologiche che poi hanno immancabilmente fatto, appunto, il giro su se stesse, per i motivi di cui sopra:

Senza pretendere di essere l’enciclopedia degli strumenti musicali, alcuni passi importanti possono essere riassunti come segue, di cui più avanti vedremo alcuni esempi.

Come prima cosa c’è stata l’invenzione della generazione sonora meccanica poi diventata elettrica e analogica. Quindi il successivo controllo digitale dell’analogico stesso, la digitalizzazione sempre dell’analogico, il completo passaggio al digitale, la successiva gestione informatica del digitale per passare poi alla virtualizzazione dell’analogico e infine arrivare a un vero e proprio ritorno alle origini, con la riedizione di apparecchiature analogiche, magari con qualche piccolo ammodernamento ma sostanzialmente repliche di tecnologie sviluppate più di 40 anni fa. Vedi riedizioni di numerosi sintetizzatori le cui versioni originali sul mercato dell’usato, se ben tenuti, hanno ancora un certo valore.

Tutto questo non sarebbe potuto avvenire se non con la collaborazione, o la complicità, della “memoria collettiva”, che è anche la grande arma che il marketing possiede per colpire nel segno del nostro portafoglio…e qui il discorso si discosta leggermente da quello degli orologi digitali, perché in questo caso tornare indietro non significa solo riproporre semplicemente un oggetto, ma anche un punto di riferimento che è diventato parte della storia della Musica con sonorità e suoni che si sono fissati nella memoria e/o ai primi posti delle classifiche dei decenni passati.

Esempi?

Una mini tastiera Casio (Trio: da da da)

 

un Moog (PFM: Impressioni di settembre: minuto 2:45)

 

Il riff di un chitarrista che si è sbizzarrito alle tastiere (Van Halen: Jump)

 

Ovvio quindi che con il passare del tempo il ritorno a certe sonorità nell’ambito della produzione musicale sia normale, perché nella storia della musica la parola “contaminazione” ha fatto sempre parte del vocabolario, sia nella scrittura che nel “suono” in sè.

Un esempio, ma ce ne sono a milioni:  Paul McCartney ammirava molto il suono del disco Pet Sounds dei Beach Boys tanto da restarne decisamente influenzato  (cfr.: lettura in inglese).
Se poi ci mettiamo in mezzo la tecnologia…

 

Il lato dell’esecuzione

Da un punto di vista esecutivo è avvenuto più meno lo stesso percorso di sviluppo ma, senza andare molto indietro nel tempo, la storia vede nel “carillon a campane” uno dei tentativi di creare una macchina in grado di suonare da sola, fino ad arrivare (per farla breve, dalla regia mi chiedono di stringere) al cosiddetto “autopiano”, o Pianola (con la P maiuscola), un apparecchio in grado di riprodurre meccanicamente i suoni “programmati” su un foglio di carta perforata, come potete vedere da questo video

Bohemian Rapsody – Autopiano

 

Il principio è la divisione tra sorgente emittente del suono (il pianoforte) e la “sequenza” di note da suonare (il rullo)

Procedendo velocemente, dopo i sistemi di riproduzione meccanica ci sono stati quelli elettrico/analogici con il sistema Control Voltage, ecco un esempio a caso (www.vintagesynth.com/korg/sq10.php) 

 

 

e quelli MIDI/Digitali (http://www.vintagesynth.com/misc/mmt8.php ) con i sequencer MIDI hardware (altro esempio a caso)

 

per passare poi al computer. Sono infatti il calcolatore elettronico e la porta MIDI (poi MIDI via USB) a iniziare a farla da padrone con cose come questa della prossima figura, ovvero la simulazione di un insieme di sequenze MIDI definite “tracce” che sono assemblate in una interfaccia grafica che ricorda un vero e proprio registratore a nastro. Chiaro che il calcolatore a questo punto possa offrire possibilità di modifica e di montaggio di sequenze mai visto fino ad allora.

Cubase Atari

Cubase Atari: un insieme di sequenze

per poi arrivare infine alla prossima figura dove, oltre alle sequenze MIDI e al colore, sono introdotte e miscelate anche tracce audio, ma questo è un altro discorso. (E non vogliamo dire che Cubase sia stato il primo programma a fare questa cosa).

Cubase 7

Cubase 7: la figura dovrebbe ricordarvi qualcosa 🙂

 

Tornando quindi pian piano all’uso di alcuni strumenti musicali analogici originali, si è sentito il bisogno di immettere sul mercato uno nuovo strumento in grado di offrire quel che davano i sequencer di una volta, ma con qualche tool in più.

Ecco quindi che il “ciclo della vita (hardware)” compie un bel loop e in questo caso ci riporta dalle DAW con centinaia di effetti e strumenti all’interno di un computer, dritti dritti al vero tema dell’articolo: il sequencer, ovvero il “gestore delle sequenze”.

 


 

E qui arriviamo a tema principale del nostro articolo:
Arturia Beatstep Pro

E dopo questa introduzione storica e a proposito di loop, anche noi ricominciamo:

Arturia Beatstep Pro è un Controller e Sequencer in grado di comunicare con i sistemi elettronici che che si sarebbero potuti trovare in uno studio musicale dagli anni ’60 ad oggi: CV, MIDI e USB. A chi è destinato? A tutti coloro che hanno bisogno per un motivo o per un altro di un sequencer monofonico a due tracce più una per la batteria e che potrebbero prima o poi incontrare un synth analogico, magari della stessa casa produttrice, vedi Arturia MiniBrute e MicroBrute. Ma non è detto, se avete anche solo un computer con Cubase oppure Ableton Live, molto usato in certi ambienti musicali, Beatstep Pro ha decisamente una sua ragion d’essere.

 

Arturia_Beatstep_pro_03

Beatstep Pro unpacking

Quello che può fare praticamente questo prodotto è connettersi con altre periferiche musicali, sintetizzatori, computer o quant’altro, in diverse modalità e con diversi obiettivi tra i quali ci possono essere l’esecuzione musicale o il controllo della DAW. Il collegamento non si limita alle note musicali ma anche eventualmente a far diventare Beatstep Pro master o slave di un sync generato o ricevuto da altri apparecchi e quindi gli utilizzi vanno dal DJ al musicista che usa solo synth analogici ma anche, perchè no, al gruppo rock che vuole avere in sync la sequenza del Moog, o il drum groove creato in tempo reale con il batterista e il clic in cuffia. Di contaminazioni e possibilità ce ne sono infinite.

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Beatstep Pro unpacking

Hardware

Il dispositivo di Arturia ha una grandezza di circa 43 per 16 cm per uno spessore di 3/5 cm, considerando che il profilo aumenta grazie alla presenza dei pomelli. Le dimensioni sono quindi alquanto portatili e riesce ad entrare nello zaino dove entra un computer con lo schermo da 15 pollici. Il peso è quello che ci si dovrebbe aspettare da un prodotto che deve sopportare gli spostamenti di chi lo usa in giro per locali, ed è abbastanza consistente da non scivolare facilmente sulla scrivania ma, come spesso diciamo, se ci casca su un piede nudo da un metro di altezza il dolore è assicurato. 🙂

Beatstep Pro unpacking

Beatstep Pro unpacking

All’interno della confezione si trovano il Beatstep Pro, un cavo USB, 2 adattatori MIDI, 1 adattatore per il Clock e un cavo a Y (definito “anti ground loop adapter”) che serve a eliminare i rumori di fondo in setup particolarmente affollati. In pratica se si avverte un disturbo elettrico di fondo molto forte che esce dalle casse, si interpone questo cavo a Y fra il computer e il Beatstep Pro, e l’altra presa si collega a un alimentatore USB riducendo in modo molto consistente il rumore di fondo.

Il videotutorial sul canale YouTube di Cubase.it dimostra l’efficacia del sistema.

 

La disposizione delle sezioni è nella logica degli strumenti di questo tipo, con una parte dedicata ai controllo di trasporto e altri particolari della macchina stessa, una per il controllo delle sequenze e una per i controlli musicali ovvero gli “endless encoder”, i pad e gli step buttons.

Arturia Beatstep Pro

Arturia Beatstep Pro

Ma iniziamo dal retro, partendo da destra si trovano il classico Kensington Lock, per legare con apposito cavo l’apparecchio, il tasto di On/Off, che a dir la verità non è proprio molto comodo da usare ma ne capiamo la logica, se così fosse in certi ambienti affollati il rischio di spegnere per sbaglio l’apparecchio sarebbe alto. Passandoci il dito sopra quasi non si avverte la presenza dell’interruttore e si deve proprio usare l’unghia per accendere o spegnere l’apparecchio. Di seguito la connessione micro USB e tutta sfilza di connessioni TRS da 1/8 che, con appositi adattatori, servono a gestire nell’ordine:

  • I/O MIDI da usare con gli adattatori inclusi
  • I/O Clock da usare con diversi tipi di connettori TS O TRS o con l’adattatore TRS/5 pin DIN fornito
  • 8 drum gates
  • pitch, velocity e gate dei sequencer 1
  • pitch, velocity e gate dei sequencer 2
Arturia Beatstep Pro Retro

Arturia Beatstep Pro Retro

Tornando alla parte superiore si inizia in alto a sinistra con il pulsante Sync, che decide come e con quale sistema si desidera sincronizzare il Beatstep Pro (Internal, USB, MIDI, Clock analogico). Più in basso abbiamo il display dedicato alla visualizzazione del tempo metronomico e di altri valori che appariranno muovendo determinati cursori. Accanto si trova il pulsante Tap/Tempo e più giù troviamo il controllo rotativo dedicato allo “swing” per “terzinare” un groove (passateci il termine), e due controlli dello stesso tipo dedicati alle funzioni di casualità (randomizer) e di probabilità e alla loro gestione. Un modo per rendere meno automatica un’esecuzione “meccanica”.

Arturia Beat Step Pro

Arturia Beat Step Pro

Più sotto si trovano una striscia che permette di gestire i roll o i loop (infatti è chiamato…roller/looper), e ancora più sotto una serie di pulsanti per gestire i link dei preset in modo da poterli cambiare contemporaneamente per i 3 sequencer, e per la gestione del transpose in modo da farlo funzionare insieme per i 2 sequencer musicali. Quattro led indicano la durata della sequenza che può andare dai 16 (i tasti visibili) fino ai 64 step che quindi si vedranno, appunto, 16 alla volta.
Infine, la più classica delle Trasport Bar (con i tasti REC, STOP e PLAY/PAUSE) con a sinistra il tasto Shift (Maiuscole) molto importante perchè attiva delle funzioni secondarie presenti per i vari pulsanti, step button o pad (per esempio cambio di ottava, la cancellazione di un pattern, etc)

Immediatamente a destra troviamo il controllo delle sequenze, ovvero 4 sezioni colorate diversamente per distinguerle tra di loro (grigio, verde, giallo e viola) con 4 display in colonna (e relativi pulsanti), di cui il primo in alto serve a gestire la modalità generale dell’apparecchio, mentre quelli più in basso le modalità dei 3 sequencer, i due musicali più quello drum.

Il primo in alto gestisce appunto le due facce di questo Beatstep Pro. I pulsanti Project e Control Mode servono a passare fra le varie modalità e in realtà vanno visti insieme a tutta la serie di pulsanti al di sotto.

Se si preme il pulsante Project si può scegliere uno fra 16 preset globali (usando gli step button), se si preme il Control Mode, l’apparecchio diventa un controller come vedremo più avanti, infine se si premono uno qualsiasi dei pulsanti che sono più sotto (Sequencer 1, Sequencer 2 oppure Drum) si passa alle modalità di sequencer vero e proprio.

Control / Project Mode

Control / Project Mode

La modalità Control

In modalità Control, e mentre le sequenze suonano, si controlla la DAW o il singolo strumento, utilizzando i knob, i tasti e i pad sulla destra e comunicando via MCU/HUI o CC. In questo modo quando si è in Project si suona, mentre premendo Control Mode si possono programmare, o trovare programmati, non solo volumi e panpot o eq, ma anche tutto quello che il software permette di gestire con una superficie di controllo “tradizionale”. In Live è un gioco da ragazzi scegliere la frequenza di taglio di un filtro passa basso e assegnarla a un knob, mentre a un altro abbiamo assegnato la resonance. Live in particolare in modalità Hui ha i knob preprogrammati per gruppi di 8 volumi e panpot. Di soluzioni ce ne sono molte e ovviamente variano a seconda del software in uso. Per capire come adattare Beatstep Pro con i vari programmi basta una piccola ricerca su google e appariranno molti tutorial, a cominciare da quelli di Arturia.

In totale si possono avere 16 Progetti ciascuno con la 1 mappa di controllo, 16 sequenze x2 sequencer musicali e 16 sequenze drum a 16 parti.

Arturia_Beatstep_pro_14

Arturia Beatstep Close up

Le modalità Sequencer 1, 2 e Drum

In modalità Sequencer 1, 2 e Drum invece l’uso di tutti gli encoder/step/pad sulla destra passa alla gestione creativa e musicale sia per programmare le sequenze sia per suonarle in tempo reale. Ripetiamo che per passare da un progetto all’altro si deve premere il pulsante Project e scegliere uno dei 16 step button.

Sotto il primo dei 4 display troviamo gli altri tre che servono, come detto, a gestire il Sequencer 1, il Sequencer 2 e la sezione Drum.
Per attivare la gestione della sequenza si preme il pulsante con il nome relativo, con i due tasti < e > si scorrono i preset, con il pulsante “KNOBS” si sceglie a rotazione cosa gestire delle singole note fra quelle della striscia di 16 step centrale (pitch, velocity o gate).
Per regolare uno dei suddetti valori si usano i controlli rotativi il cui valore viene mostrato nel display Tempo/Value in alto a sinistra. (Per la batteria un valore è diverso ed è Shift, che serve per anticipare o ritardare il singolo colpo). I controlli rotativi sono sensibili al tocco e quindi mostrano il valore non appena vengono sfiorati. Per passare da una sequenza all’altra non consecutiva si deve premere il pulsante della sequenza e scegliere uno dei 16 step buttons.

Complicato? No. È certamente più facile farlo che descriverlo. Se siete solo un pochino appassionati di come funzionano gli oggetti elettronici (un altro modo di dire “smanettoni”!!) avete pane per i vostri denti.

Per la nostra prova abbiamo collegato il Beatstep Pro via USB al Mac usando una DAW (Cubase), abbiamo creato 3 tracce con i canali MIDI 1 2 e 10, quelli di default per Seq 1, Seq 2 e il Drum. Demandiamo ad altri esempi musicali veri e proprio (vedi sito Arturia), qui vogliamo solo porre l’attenzione su un piccolo problema di impostazioni, facilmente superabile.

Con Cubase Pro 8.5 e versioni precedenti, ma anche con altra DAW che ragioni allo stesso modo, occorre prestare attenzione al fatto che qualsiasi segnale MIDI entri dentro il programma, viene suonato sul canale MIDI impostato nell’Inspector. Ma usare Arturia Beatstep Pro con Cubase è come usare una master keyboard che trasmette su 2 o 3 canali midi differenti, ma contemporaneamente. Se l’ingresso MIDI è lo stesso (nell’inspector) e abbiamo 3 tracce in monitor o armate per la registrazione, suoneranno tutte insieme, anche se i canali MIDI impostati sono sono diversi.

Occorre quindi attivare la funzione Input Transformer per le tracce MIDI (o Instrument) selezionate, e fare in modo di far passare SOLO il canale MIDI che ci interessa. In questo caso 1, 2 e 10. (Ma possono essere personalizzati ovviamente).

Ecco un altro videotutorial sul canale YouTube di Cubase.it che spiega la cosa.

 

E quindi?

Per creare una sequenza l’operazione è relativamente semplice, basta scegliere per esempio “Sequencer 1”, premere gli step 1, 3, 5, 7, 9, 11, 13 e 15 avendo cura di scegliere e impostare con gli encoder il pitch all’altezza desiderata (da C0 a C6) e si ha un semplice basso in ottavi. Lo stesso vale per il valore di velocity (0-127) e il gate, che serve in pratica a gestire la durata della nota, con valori che vanno da 1 a 99% ma con l’aggiunta di “TIE” e “SLIDE” che, con comportamenti diversi e a seconda se si stia lavorando via MIDI (e USB) o via CV, servono per gestire effetti di legato e slide.

Arturia_Beatstep_pro_09

Un altro modo di ragionare potrebbe essere quello di suonare in tempo reale le parti. Si seleziona Drum, per esempio, si manda in play magari prima attivando il metronomo premendo Shift + Alt/Tempo per avere un riferimento di tempo poi si sceglie un altro pezzo della batteria per creare il groove. Gli step che saranno registrati si accenderanno. Se la sequenza è impostata per arrivare fino a 64 step, sulla sinistra ci sono i tasti per scegliere quale gruppo di 16 step controllare, se qualcosa quindi è sbagliato si cancella il pattern con la combinazione di tasti SHIFT+Clear Ptn e e si ricomincia.

Una volta riempita tutta la memoria del Beatstep Pro e programmato ad hoc quel che resta da fare è…suonare. Ma c’è un problema e quando si tratta di un hardware come si risolve? Con il software!

 

Software

Beatstep Pro arriva fornito di Midi Control Center di Arturia ovviamente, che è l’applicativo proprietario che gestisce tutte le periferiche hardware della casa francese. A differenza di altre soluzioni H/S quella che propone Arturia è molto semplice. Ciò che si programma via Hardware si può inviare tramite Sistema Esclusivo al software e salvarlo, mentre il software offre la possibilità di fare il percorso inverso, gestire sul computer quanto programmato sull’apparecchio per poi rispedire il tutto al Beatstep Pro. In questo caso la memoria di 16×2 sequenze, 16 batterie a 16 parti non è più limitante perchè si possono salvare su disco tutti i setup che si desidera.

Ovviamente mentre si usa l’apparecchio, ascoltiamo in diretta quello che si suona o programma, viceversa no. Se si cambiano delle impostazioni in un Project nel software Midi Control Center prima di poterle usare occorre INVIARE i dati al Beatstep Pro!

Beatstep Pro arriva fornito di Midi Control Center

Beatstep Pro arriva fornito di Midi Control Center

L’utilità di Midi Control Center è offrire la regolazione a schermo di tutti i parametri hardware, un grosso vantaggio per velocizzare il lavoro. Tra i molti parametri che si possono modificare ci sono quelli globali dei canali midi, dell’accelerazione dei cursori, dell’attivazione del poly after touch, quale drum map usare, ect.
In sostanza Midi Control Center è una replica dell’interfaccia di Beatstep Pro e visivamente le sezioni sono le stesse: ProjectControllerMap, DrumSeq1 Seq 2, come potete osservare dalle immagini.

Arturia_Beatstep_pro_24
Il programma si usa anche per gestire gli aggiornamenti del firmware che servono a migliorare il prodotto, da quando lo abbiamo avuto in prova ne abbiamo scaricato uno, la v1.2, presumibilmente perché il modello che avevamo non è uscito di fabbrica con l’ultima versione, mentre una v1.3.x l’abbiamo scaricata qualche giorno fa.

 

Conclusioni

Prodotti simili non ce ne sono sul mercato, altri dispositivi del genere li producono marche come Ableton, M-Audio o Novation, alcuni sono anche stati recensiti in queste pagine, ma non sarebbe giusto citare un particolare modello perchè nessuno offre per questa fascia di prezzo le caratteristiche di connessione che ha il Beatstep Pro. Noi stessi confessiamo che abbiamo preferito, come detto, utilizzare la connessione USB piuttosto che addentrarci in un territorio inesplorato (quello del Control Voltage) che merita oratori ben più esperti che sono in grado di descrivere molto meglio del sottoscritto le possibilità del Beatstep Pro.

Ci riferiamo a Enrico Cosimi e ai suoi puntuali e precisi articoli sul tema che si possono trovare sul suo sito web www.audiocentralmagazine.com (*) e non da ultimo i suoi video sul canale Youtube dello stesso sito.

La nostra è stata piuttosto l’occasione per descrivere alcune caratteristiche di carattere generale, altre di carattere più tecnico, alcune in particolare di Cubase, per comunque offrire una visione dall’esterno di una macchina che forse chi scrive difficilmente userà, a meno che non vorrà un giorno aggiungere delle sequenze al gruppo rock di cui sopra…il che a questo punto potrebbe non essere improbabile. 🙂

Di seguito la playlist completa dei video che abbiamo creato per questo articolo disponibili sul canale YouTube di Cubase.it . Nello stesso canale potete trovare anche una la playlist di Arturia.

 

 

Altre informazioni

Prezzo circa 250€ iva compresa nel momento in cui scriviamo in alcuni noti shop online

Requisiti di Sistema per Midi Control Center

di seguito la galleria fotografica completa

 

 

Buone sequenze a tutti

Claudio Januario (cj)

cj è Claudio Januario nasce come “MIDIFONICO: operatore di sistemi di automazione musicale” e oggi è laureato in Musica ElettronicaTecnico di Sala di Registrazione al Conservatorio di Musica Licinio Refice di Frosinone. È docente Steinberg certificato ed è l’ideatore, realizzatore e gestore di questo sito fin dalla sua nascita nel 1999.
Può essere contattato attraverso i forum oppure scrivendogli al suo indirizzo di posta elettronica

 

(* Maestro… 🙂 )

 

ps.: se siete arrivati fino a qui compimenti!